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World Economic Forum, Lagarde: vulnerabilità settore finanziario potenzialmente pericolose

Inviato da Laura Naka Antonelli il Mar, 23/01/2018 - 10:13

Troppo bello per essere vero. E' questa la sensazione che trapela a Davos, dove è in corso il World Economic Forum e dove l'FMI snocciola anche le nuove stime sulla crescita economica globale. L'aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario, di per sé, è più che positivo.

L'Fmi ha affermato che la crescita economica globale accelererà al ritmo più forte in sette anni, grazie al sostegno della riforma fiscale di Trump che, con il taglio alle tasse, alimenterà la crescita degli investimenti.

Il fondo ha rivisto l'outlook sull'espansione globale al +3,9% per il 2018 e 2019. Si tratterebbe del ritmo più forte dal 2011, quando l'intero globo si stava riprendendo dagli effetti della crisi finanziaria.

I tagli alle tasse degli States permetteranno al Pil Usa di salire quest'anno del 2,7%.

Migliorate anche le previsioni relative alla crescita dell'Eurozona, attesa a un ritmo del +2,2% nel 2018 (+0,3 rispetto alle stime di ottobre) e di un +2% nel 2019 (revisione al rialzo pari a +0,3 anche in questo caso. L'outlook della Germania viene rivisto al rialzo di 0,5 punti per entrambi gli anni, con una crescita ora stimata a tassi del  2,2% e del 2%.

Il Pil francese è atteso in rialzo dell'1,9% per entrambi gli anni (dato 2018 rivisto al rialzo, 2019 lasciato invariato) mentre per la Spagna le attese sono di un Pil in rialzo rispettivamente del 2,4% (in questo caso revisione al ribasso di 0,1 punti) e del 2,1% (qui revisione al rialzo +0,1).

PIù ottimismo anche sull'Italia, con l'outlook del 2018 alzato da +1,1% al +1,4%, e quello del 2019 da +0,9% al +1,1%.

Alzate anche le attese per il prodotto interno lordo italiano del 2017, previsto ora in crescita a un tasso dell'1,6%, rispetto all'1,5% dell'outloook di ottobre.

Insomma, tutto sembrerebbe lasciar credere che il motore dell'economia mondiale va più che bene. Eppure è la stessa Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale, a dare un altolà alla compiancenza: "La crescita globale sta accelerando il passo dal 2016 e tutti i segnali puntano a un suo continuo rafforzamento, sia per quest'anno che per l'anno prossimo - ha detto Lagarde, nel corso di una conferenza stampa - Dunque, si tratta di notizie ben accolte..ma la compiacenza è uno dei rischi contro cui dovremmo mantenere la guardia".

Per diversi motivi, che Lagarde elenca: "Prima di tutto, ci sono ancora troppe persone che sono lasciate fuori dai benefici di questa ripresa e accelerazione della crescita. Di fatto, circa 1/5 dei paesi emergenti e in via di sviluppo ha assistito a un calo del reddito pro-capite, nel corso del 2017".

La "seconda ragione (della cautela) risiede nel fatto che, chiaramente, questa è una ripresa soprattutto ciclica". Ciò implica che "le forze fondamentali che ci hanno fanno preoccupare sull'avvento di un'era in stile 'Nuovo mediocre", in altre parole, le cicatrici che la crisi ha lasciato - la bassa produttività, l'invecchiamento della popolazione e il potenziale della crescita futura - sono tutti fattori che peseranno nelle prospettive di medio termine".

E poi c'è il terzo motivo per non abbassare la guardia, che risiede nella crescita di "vulnerabilità del settore finanziario potenzialmente pericolose". Senza poi dimenticare che ci sono stati aumenti "preoccupanti" dei debiti in diversi paesi.

Per l'FMI, un possibile elemento scatenante di una correzione dei mercati sarebbe una ripresa più veloce rispetto alle attese dell'inflazione core dei paesi avanzati e dunque dei tassi di interesse, in un contesto di accelerazione della domanda. 

C'è poi Nariman Behravesh, responsabile economista di IHS Markit, che ripropone la questione dei tassi di interesse. "Potremmo assistere a un'inflazione che sale più di quanto i mercati finanziari scontino, il che significa che la Fed e altre banche centrali saranno costrette ad alzare i tassi prima e più velocemente".

E lo stesso Kenneth Rogoff, professore ad Harvard - tra l'altro più ottimista di molti suoi colleghi, nel momento in cui afferma che "la lunga ombra della crisi finanziaria" sta finalmente scemando e in cui dice anche che "la crescita continuerà a outperformare" segnala che la "vulnerabilità più grande" dei mercati è il rischio che ci sia un ribaltamento nelle aspettative inflazionistiche. Rogoff crede anche che "sarà la Cina, probabilmente, l'epicentro di una eventuale recessione globale".