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Fed, Fomc più dovish con i nuovi membri. Si allontana il rialzo dei tassi?

Inviato da Alessandro Piu il Mer, 28/01/2015 - 09:55

La Federal Reserve torna oggi al centro dell'attenzione. Stasera si conclude la prima riunione 2015 del Comitato di politica monetaria. Un avvenimento finora poco considerato dai mercati, completamente concentrati su quanto succede in Europa. Ci sono, tuttavia, ottimi motivi per seguire con attenzione quanto verrà reso noto stasera nello statement che verrà diffuso al termine della riunione. In mancanza della conferenza stampa del presidente Janet Yellen, il documento avrà ancora maggiore importanza.

"Gli investitori - commenta Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets UK nel suo report giornaliero - cercheranno indizi sul timing nel rialzo dei tassi di interesse che, sulla base degli sviluppi più recenti, potrebbe benissimo essere spinto più in là nel tempo". Il consensus attende la prima mossa della Federal Reserve per giugno e anche su questa base il dollaro si è rafforzato da inizio anno. È stata la sostituzione del riferimento ai "tassi bassi per un considerevole periodo di tempo" con quello alla "pazienza" nell'ultimo statement a imprimere questa 'certezza' alle previsioni. Quello che gli investitori sembrano aver ignorato "è l'ultimo paragrafo del documento dove viene affermato che progressi più lenti nel conseguimento degli obiettivi del Comitato potrebbero spostare più in avanti il rialzo dei tassi". E non bisogna dimenticare, ricorda lo strategist di CMC, che la composizione del board della Federal Reserve è cambiata ed è diventata più dovish. "Due falchi non avranno più voto nel 2015, Plosser e Fisher e la loro uscita non è stata controbilanciata dai nuovi entranti.

Nonostante la crescita statunitense abbia sovraperformato le altre economie sviluppate, pensare che possa sopportare un rialzo dei tassi di interesse è quantomeno ottimistico. Il calo dei prezzi del petrolio - spiega Hewson - che secondo alcuni avrebbe dovuto spingere i consumatori americani a fare acquisti, non si è invece riflesso in un aumento delle vendite al dettaglio e di quelle di beni durevoli. Anche i salari, finora, non mostrano forti spinte al rialzo. Tutto ciò permette di pronosticare assenza di pressioni inflazionistiche per i prossimi mesi. La conclusione inevitabile è che un rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti non è probabile in uno scenario economico globale che mostra segnali di debolezza e con un'inflazione che si muove al ribasso".