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Euro/Dollaro: arriva il QE della Bce, i livelli da monitorare

 
Il 22 gennaio è una data segnata con il cerchio rosso sul calendario degli investitori internazionali: dopo lunghi mesi caratterizzati da un acceso dibattito tra i banchieri centrali europei, la Bce di Mario Draghi dovrebbe annunciare l’avvio del Quantitative Easing europeo.
 
Quanto dirà il Governatore della Banca Centrale Europea nel corso della consueta conferenza stampa post meeting avrà inevitabili ripercussioni sul valore degli asset, tanto per quelli azionari che per quelli obbligazionari.
 
Uno degli strumenti di investimento sotto maggior osservazione è anche il cambio che lega la divisa unica europea a quella americana. L’avvio del QE contribuirà infatti ad incrementare le divergenze tra la politica monetaria dell’istituto centrale del Vecchio Continente e la Fed americana.
 
In vista del lancio del QE in Europa, e di un possibile rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve targata Janet Yellen nei mesi a venire, dalla prima decade di maggio 2014 le quotazioni dell’euro nei confronti del dollaro americano sono state caratterizzate da una corposa discesa che ha spinto lo scorso 16 gennaio il cross tra le due valute sotto la soglia di 1,15, con un minimo a 1,1460.
 
Se nel medio/lungo termine la politica monetaria delle due banche centrali dovrebbe dunque avere la meglio, dopo la discesa degli ultimi mesi ora quello che rimane da capire sono i livelli tecnici da monitorare nel corso della seduta di domani e delle prossime sedute.
 
L’analisi del grafico settimanale del cambio euro/dollaro Usa, visibile nell’immagine, mostra come la discesa intrapresa da metà dicembre abbia portato alla rottura dei supporti dinamici di medio espressi dalla trendline rialzista tracciata con i minimi del 2010 e del 2012. Ancor più significativa è stata la violazione della scorsa settimana dei supporti statici presenti in area 1,1670/1,1680, livello lasciato in eredità da una serie di minimi registrati a cavallo tra il novembre e il dicembre 2005.
 
Sotto tale soglia, il target naturale per il cambio appare area 1,0830/1,0840, intorno su cui il cross aveva lavorato sia sul fronte resistenziale che supportivo nel corso del 2003. Fu proprio da questo livello che nel settembre 2003 partì il movimento rialzista dell’euro verso il dollaro americano culminato con i massimi storici del luglio 2008 a 1,6038.
 
Nonostante queste indicazioni di medio termine, le prossime sedute del mercato Forex potrebbero celare diverse insidie per i trader e gli investitori. Il dubbio è che molto del peso del QE della Bce sia già stato prezzato dal cambio e che l’annuncio di Mario Draghi possa in realtà favorire un rimbalzo della moneta unica europea. Questo qualora il Quantitative Easing non sia di una portata tale da sorprendere i mercati.
 
In questa direzione, un’eventuale reazione particolarmente brillante dei mercati azionari europei potrebbe essere usata come indicatore per capire la direttrice delle quotazioni del mercato valutario aventi come protagonista l’euro.
 
Spostando l’analisi su un timeframe più consono a un’attività di trading dinamico, il daily chart dell’euro/dollaro mostra come il massimo intraday del 20 gennaio abbia permesso un primo test del cambio di stato dei già menzionati vecchi supporti statici posti in area 1,1670/1,1680. Proprio in caso di allunghi oltre 1,1681 domani potrebbe dunque iniziare una fase di naturale rimbalzo tecnico per le quotazioni dell’euro. In tal caso i corsi del cambio riuscirebbero a mettere nel mirino dapprima area 1,1785 e successivamente, qualora il rimbalzo dovesse mostrarsi di una certa consistenza, area resistenziale posta nell’intorno di 1,2165.
 
Per quanto riguarda invece i livelli da monitorare al ribasso, il cedimento di 1,1530 nel corso della seduta di domani potrebbe proiettare le quotazioni del cambio euro/dollaro dapprima verso area 1,1380 e successivamente area 1,0940.
     
 

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