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Yen e tensioni geopolitiche: la caccia alle valuta rifugio potrebbe ostacolare i piani di Kuroda

Inviato da Alessio Trappolini il Mer, 12/04/2017 - 16:28


La caccia al bene rifugio è partita. Le recenti tensioni sul fronte geopolitico provenienti da Medio Oriente e Corea del Nord hanno osteggiato i corsi azionari dei maggiori listini mondiali ed alimentato un nuovo flusso di avversione al rischio. Nel corso della settimana gli investitori sono tornati a guardare con appetito alle classi di attivo con maggiori potenzialità di protezione del capitale, grazie alla minor volatilità dei prezzi nelle fasi più turbolente del mercato. L’oro, il bund tedesco ma soprattutto lo yen sono tornati a dir la loro all’interno dei portafogli degli operatori.


La divisa nipponica oggi ha messo a segno il maggior rafforzamento giornaliero negli ultimi tre mesi nei confronti del dollaro, con il tasso di cambio fra le due valute sceso sotto quota 110 yen per la prima volta da metà novembre.


Con un’economia ed un’inflazione che stentano ancora a decollare, questo rafforzamento imprevisto della divisa potrebbe ostacolare i piani di politica monetaria del governatore della Bank of Japan?


Nel corso di un’audizione parlamentare di questa settimana il governatore giapponese Haruhiko Kuroda ha rimarcato che “la crescita dei salari rimane ancora bassa in Giappone e che uno yen debole potrebbe aiutare a raggiungere i target economici e d’inflazione più rapidamente”.


Il target dichiarato dell’istituto centrale nipponico è stato fissato al +2% di crescita entro il marzo 2019, e Kuroda sembra determinato a raggiungerlo anche a costo di dover mantenere l'attuale imponente stimolo monetario che comprende anche il target sui rendimenti dei titoli di Stato, tornati sopra lo zero da dicembre scorso.


Le stime di consensus raccolte da Bloomberg non sono tuttavia così ottimiste come Kuroda. Il dato che raggruppa le rilevazioni fra i maggior analisti che seguono il Paese del Sol Levante vedono infatti un’inflazione all’1,8% nel 2019, con la componente core all’1,5 per cento.


Tutto ciò a dispetto di un’economia al palo anche in prospettiva futura: il Pil dovrebbe crescere dell’1% nel 2018 e dell’1,1% nel 2019, secondo le previsioni degli esperti.