notizie top forex

Sell sul dollaro, scivolone vendite al dettaglio in Usa ruba la scena a ottimismo trattative Usa-Cina

Inviato da Laura Naka Antonelli il Gio, 14/02/2019 - 15:41

Il dollaro americano è sotto forte pressione, dopo il dato relativo alle vendite al dettaglio Usa relativo al mese di dicembre. Il dato è sceso dell'1,2% su base mensile, soffrendo la flessione più forte dal settembre del 2009. "Questo numero è terribile - ha commentato in una nota riportata dalla Cnbc Peter Boockvar, responsabile investimenti presso Bleakley Advisory Group - Sono i consumatori americani che reggono con le loro spalle l'economia globale. Dopo i dati di oggi, la speranza è che si sia trattato di una eccezione e che la ripresa di Wall Street nel mese di gennaio e dall'inizio di febbraio darà un impulso alle spese". Immediata la reazione sui mercati finanziari: gli investitori hanno penalizzato soprattutto il dollaro e l'azionario, con i futures sul Dow Jones che sono crollati subito di 109 punti dopo la pubblicazione del dato, rispetto al balzo precedente superiore a +100 punti. Immediati anche i sell sul dollaro. La conseguenza è stata un rafforzamento del rapporto EUR-USD, che aveva già dato prova di resistenza qualche ora prima, subito dopo la pubblicazione del dato relativo al Pil tedesco. Attenzione anche al valore massiccio delle opzioni in scadenza - di $1,2-1,3 miliardi - che dovrebbero consentire al mercato spot dell'euro di oscillare all'interno di un range piuttosto stretto.


La moneta unica non è stata scossa neanche dal dato relativo al Pil dell'Eurozona, la cui debolezza era stata già scontata. L'euro è rimasto così per gran parte della mattinata attorno a quota $1,1267, poco al di sopra del minimo degli ultimi tre mesi testato a $1,1248. La pubblicazione del dato americano ha depresso le quotazioni del biglietto verde, permettendo poi all'euro, nel primo pomeriggio, di rafforzarsi ulteriormente, puntando verso la soglia di $1,13. Sotto pressione anche i rendimenti dei Treasuries, con quelli a 10 anni che sono arretrati di 5 punti base al 2,651% e quelli a 30 anni scivolati subito di 3,9 punti base al 2,991%. A deprimere le quotazioni del dollaro e anche il suo outlook è stata la pubblicazione, anche, dell'indice dei prezzi alla produzione Usa che, nel mese di gennaio, è sceso dello 0,1%, a causa soprattutto del calo dei prezzi energetici. Confermato di conseguenza il rallentamento dell'inflazione, dal 2,5% al 2% su base annua.


All'inizio della mattinata, il dollaro aveva riportato solidi guadagni nei confronti delle principali valute, sulla scia di alcune indiscrezioni, secondo cui il presidente americano Donald Trump sarebbe favorevole a posticipare la tregua commerciale di tre mesi siglata con la Cina di 60 giorni. Il Dollar Index era salito nelle contrattazioni asiatiche fino a 97,176, salendo nei confronti dello yen fino a JPY 110,85. *


James Smith, economista di ING, ha commentato il dato relativo alle vendite al dettaglio auspicando cautela nella interpretazione dei numeri. L'esperto ha comunque ammesso che alcuni fattori come l'incertezza sul commercio, lo shutdown governativo, le oscillazioni dei mercati potrebbero tradursi in una crescita del Pil annualizzato inferiore a +2%. La Federal Reserve, a suo avviso, dovrebbe fare una pausa nel suo percorso delle strette monetarie in questi primi tre mesi dell'anno, per poi comunque alzare i tassi nel corso del 2019, almeno una volta.