notizie top forex

Euro, i tori scalpitano. View di BofA, SocGen e Credit Agricole in vista Bce e di elezioni politiche italiane

Inviato da Laura Naka Antonelli il Ven, 20/10/2017 - 11:51

"Noi speriamo che Draghi e il resto della Bce terranno conto" del rischio di un surriscaldamento dell'euro in occasione della riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale, attesa per il prossimo giovedì, 26 ottobre. E' quanto scrivono gli analisti di Bank of America FX Strategy Research.


"Il mercato crede, a ragione secondo noi, che la Bce sia sul punto di annunciare che il piano di Quantitative easing terminerà entro la fine del 2018, non perchè la missione è stata compiuta, ma a causa di limitazioni di carattere tecnico" che impediranno il proseguimento del programma. Ora, continua il team della divisione di strategia sul forex di Bank of America, "se Draghi dovesse affermare che la ripresa ha fatto sufficienti progressi, l'euro potrebbe segnare un forte balzo, allontanando ulteriormente la Bce dal raggiungimento del suo target di inflazione".


Il report continua:


"I nostri economisti ritengono che la Bce annuncerà l'estensione del QE per un valore di 30 miliardi di euro (dimezzato, dunque, rispetto ai 60 miliardi di euro attuali) per nove mesi, in linea con le aspettative del mercato. La sorpresa in stile colombra potrebbe arrivare con la decisione, da parte della Bce, di lasciare tutte le opzioni aperte dopo il settembre del 2018, a seconda dell'inflazione, oppure attraverso una forte forward guidance, con cui (la Bce) si impegnerebbe a mantenere i tassi fermi fino a quando l'inflazione non si avvicini al target, e molto bassi anche successivamente".


Si moltiplicano, nell'attesa della riunione del Consiglio direttivo della prossima settimana, le previsioni degli analisti su quello che annuncerà Draghi: quasi tutti sono concordi nel ritenere che la Bce annuncerà il tapering del piano di Quantitative easing a partire dal gennaio del prossimo anno; ma già si parla di un "dovish tapering" rispetto a un "hawk tapering", ovvero di un tapering che potrebbe essere condotto in modo graduale, anche e soprattutto per evitare una impennata dell'euro, contrapposto a un tapering più aggressivo, con cui Draghi porrebbe con maggiore fermezza la parola fine alla politica monetaria accomodante finora perseguita".


A seconda delle parole che saranno proferite, l'euro avrà diverse reazioni. Kit Juckes, analista di Société Générale, ritiene che la Bce ridurrà il valore del QE dagli attuali 60 miliardi a 25 miliardi al mese, estendendo il piano per nove mesi. A suo avviso, anche se la Bce dovesse posticipare ulteriormente la prospettiva di un primo rialzo dei tassi non deprimerà le quotazioni dell'euro, che invece salirà dopo la riunione della prossima settimana. A prescindere da quelli che saranno i dettagli del tapering, fa notare, la verità sarà che la Bce è pronta a dire basta al QE, in un contesto di miglioramento dei fondamentali economici.


Juckes ritiene tra l'altro che l'euro sia sottovalutato di quasi il 10% e anche da molto, ovvero da quando la Bce ha lanciato il suo piano di Quantitative easing. Da non dimenticare, afferma, anche il fatto che la crescita economica solida è accompagnata da "un significativo surplus delle partite correnti", che non è compatibile con un euro sottovalutato.


"Se i mercati arriveranno alla conclusione che il QE terminerà nel 2018, allora riterrà anche che la Bce abbia intrapreso con decisione il percorso della normalizzazione (della politica monetaria). E io non vedo come un chiaro percorso verso la normalizzazione della politica, combinato con una crescita solida e un surplus delle partite correnti significativo, possa essere in linea con un cambio euro-dollaro che è al di sotto del PPP (Purchasing power parity, partita del potere di acquisto) del 7-10% e inferiore del 9% rispetto alla media dell'ultimo decennio".


Di conseguenza, Société Générale prevede che, nonostante sia al momento intrappolato nella forchetta compresa tra $1,1660 e $1,1890, il rapporto di cambio euro dollaro strapperà al rialzo per andare oltre tale range. Junckes e il suo team stimano che l'euro salirà fino a $1,27 nei confronti del dollaro entro la fine del 2018.


Rialzista sull'euro è anche Valentin Marinov, responsabile della strategia sul forex dei paesi del G10 presso Credit Agricole, che si dice "long" sull'euro. E che parla dell'euro anche in vista delle imminenti elezioni politiche in Italia, previste all'inizio del 2018, tra i mesi di marzo e maggio.  "Sebbene una potenziale vittoria dei partiti contro l'establishment possa essere una minaccia per i rialzisti sull'euro, dubitiamo che un tale esito rappresenti una minaccia esistenziale per la moneta unica. In particolare, crediamo che sia quasi impossibile per il M5S e simili riuscire a lanciare un referendum vincolante sull'euro".


(in fase di scrittura)