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Brexit: Pictet AM spiega perché il mercato sottovaluta la possibilità del crash out  

Inviato da Daniela La Cava il Mar, 26/03/2019 - 11:01

 


Il fronte Brexit resta più che mai caldo dopo le ultime novità politiche. Ieri sera la Camera dei Comuni britannica ha approvato l'emendamento A, grazie al quale i parlamentari potranno introdurre alternative al piano che la premier Theresa May ha concordato con l'Ue lo scorso novembre sui termini di divorzio del Regno Unito dal blocco europeo.  Sul tavolo sono presenti tutte le opzioni: un secondo referendum; rimanere nell'Unione doganale europea e cancellare la stessa Brexit con la revoca dell'Articolo 50.


Non c’è dubbio che nel 2019 il focus della Brexit è passato dal processo di negoziazione tra Unione europea e Regno Unito alle dinamiche interne della politica britannica. L’accordo raggiunto tra il governo e l’Ue si è infatti arenato a Westminster, spingendo il Consiglio europeo a concedere una proroga tecnica della scadenza fino al 12 aprile, affinché si trovi una soluzione.


L’analisi di Pictet AM sulla Brexit, gli scenari possibili e i rivolti per la sterlina


Secondo l’analisi di Pictet AM, è "del tutto insufficiente un periodo di due settimane per sciogliere i nodi interni a un Parlamento diviso a cui peraltro verrà riproposto un accordo, già rigettato due volte. L’ipotesi della revoca dell’art. 50 da parte del parlamento inglese diventa uno scenario possibile in assenza dell’approvazione dell’accordo “sponsorizzato” dal primo ministro inglese. Il rischio di crash-out, a sua volta, aumenta di probabilità nel caso l’impopolare revoca dell’art. 50 non trovi il supporto del parlamento". Per Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management, lo scenario dell'estensione lunga resta sul tavolo ma gravida di complicazioni non ultima la necessità di un’approvazione all’unanimità da parte dei paesi membri dell’Unione Europea. Sono peraltro molteplici gli scenari (sia in caso di approvazione dell’accordo che in caso contrario) che porterebbero alla necessità di indire elezioni generali.


La partita si gioca ora, nei tempi brevi imposti dalle imminenti elezioni europee, con tre alternative: 1) approvazione in extremis dell’accordo proposto dal primo ministro, 2) ritiro (in assenza di tale approvazione) dell’art. 50 e 3) estensione lunga (1 anno e più) concessa dall’UE; quest’ultima però (a differenza delle prime due opzioni) non è una scelta nelle mani degli inglesi e, come detto, richiede l’approvazione all’unanimità dai paesi membri.


Ma come potrebbero impattare questi ‘scenari alternativi” sul cambio sterlina/dollaro?


CASO 1: Soft Brexit. Il Consiglio europeo ha concesso al Regno Unito un’estensione tecnica, dal 29 marzo al 12 aprile, perché il Parlamento inglese approvi il deal superando le divergenze di politiche interna. Se Teresa May riuscisse nell’intento di ottenere la ratifica dell’accordo da parte dei “Commons” il Paese avrebbe dunque tempo fino al 22 maggio per emanare i regolamenti attuativi ed eseguire un’uscita ordinata. Questo scenario potrebbe vedere un recupero del cambio sterlina/dollaro verso quota 1,40. La contropartita da parte della premier May potrebbero essere nuove elezioni generali le cui implicazioni sulla sterlina non tarderebbero a farsi sentire riducendo (anche sostanzialmente) il potenziale al rialzo della valuta inglese.


CASO 2: Ritiro dell’art. 50 o estensione condizionata. Il ritiro dell’articolo 50 - ma anche un’estensione lunga “condizionata” concessa dall’Ue - potrebbero generare scenari diversi. L’apprezzamento del mercato rispetto alla rimozione – almeno temporanea – della Brexit potrebbe essere di breve durata nell’ipotesi di una simultanea crisi politica che implichi elezioni generali anticipate. I gestori di Pictet AM vedono un iniziale rialzo della sterlina in area 1,42. Con lo scenario di ritiro dell’art. 50 o di estensione condizionata il potenziale di apprezzamento della sterlina sarebbe ben superiore – 1,50 – ferme restando le implicazioni negative di eventuali elezioni generali abbinate a tale scenario che verrebbero successivamente (o anche contestualmente) prezzate.


Caso 3: Crash out. Questo scenario, considerato un rischio estremo ma altamente improbabile dai mercati, secondo i gestori di Pictet AM va valutato con più attenzione. Nello scenario di prevedibile mancata approvazione della proposta del primo ministro inglese, l’opzione successiva del ritiro dell’art. 50 potrebbe trovare, nel parlamento inglese, resistenze tali da non poter essere superate nel brevissimo tempo a disposizione prima della scadenza del 12 aprile. La valutazione del rischio di crash out non sembra adeguatamente prezzata dalla sterlina ai corsi attuali. In tale scenario estremo, a cui i gestori di Pictet AM attribuiscono una probabilità del 30%, la sterlina subirebbe un deprezzamento sostanziale contro il dollaro americano con un obbiettivo non lontano da 1,10. Le implicazioni negative delle inevitabili elezioni generali in questo caso lascerebbero presagire scenari ancor più negativi per la valuta inglese.


La sterlina quota oggi contro dollaro intorno a 1,32 (1,3178 poco prima delle 11), sopra il fair value di 1,28: non sembra quindi non prezzare in maniera adeguata il rischio in aumento di un crash out e le implicazioni di eventuali elezioni generali che sembrano essere incrementalmente probabili in questo contesto di crisi politica inglese. Inoltre, sul mercato della volatilità, il movimento implicito della Sterlina nella giornata del 12 aprile è pari al 3%, probabilmente corretto nel caso di un esito positivo ma decisamente modesto nel caso di un crash out.